
diventano isolotti che il fiume lascia ora più a destra, ora più
a sinistra, quasi schivandoli a formare splendide anse rigogliose di vegetazione
spontanea, dove canne, erbe ed alberi fanno a gara per stagliarsi contro
il cielo. Nel corso degli anni, nel formare queste anse, il fiume cede
sempre più terreno ad uno dei due argini e sembra quasi che si tiri
da un lato a rimirare lui stesso la golena, spesso erbosa, a volte frusciante
boschetto, dove trovano rifugio volpi, faine, gazze, merli, variopinti
galletti, ma anche bianchi gabbiani che volteggiano, eternamente indecisi
tra acqua, sabbia o verde. Vicino ad una di queste anse una popolazione
di colombi fa la spola tra l'argine ed il campanile di Castelbaldo. Come
può chi è cresciuto in questi posti dimenticarli ? No, non
può, li ricorderà anche da lontano...| NA CURVA DO ADIGE |
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NELL'ANSA DELL'ADIGE |
| Manso como un lago
neste treco o rio escoa am silencio suas magoas uma apos a outra Mas ali onde è mais largo e dado a corredeiras attraversavamos a nado de uma margen a outra num ponto ben marcado Um braco apos o outro contra a correnteza um sonho apos o outro pela vida inteira. |
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Calmo come un lago
in questo tratto il fiume scola in silenzio le sue pene una dopo l'altra Ma li dov'è più largo e più veloce passavamo a nuoto da una riva all'altra in un posto preciso una bracciata dopo l'altra contro corrente un sogno dopo l'altro per l'intera vita. |
La poesia è stata pubblicata su tratta da Outubro
(Ottobre)di Sonia Cintra.
La traduzione è di Inos Corradin.
La foto è di Stefano Colturato